Dopo una lunga e attenta analisi sociologica e tecnica, nonché un'intensa e proficua meditazione interiore, oltreché, infine, un lavoro di equipe meticoloso, e puntuale, ho ultimato il progetto cui ho dedicato questi estenuanti e lunghi tre giorni, e insomma, per farla breve, mi sono regalata un DOMINIO per il blog. Cioè, non me lo sono proprio regalato da sola, ma non sono qui per sottilizzare.
Son qui per comunicarvi che finalmente sposto il blog su un dominio tutto mio. Non un nuovo blog, ma questo stesso blog (quindi post, commenti, link, e mandy) si TRASFERISCE all'indirizzo
vi aspetto tutti, in casa mia! E stavolta posso proprio dirlo!
P.S. ricordatevi di aggiornare il link!
Grande fermento in corso per A Chiare Lettere in questi giorni.
Ci sono grosse novità in arrivo, alle quali lavoro da venerdì sera insieme all’insostituibile supporto di Novecento.
Non anticipo nulla, voglio solo avvertirvi del fatto che nei prossimi giorni il blog potrebbe essere “instabile”, proprio per via di questi lavori in corso. Non fateci caso, e soprattutto non preoccupatevi, si tratta di un passaggio obbligato ma di breve durata prima della.. novità..
Prossimamente su questi schermi!
Sottotitolo: il vantaggio di avere almeno due blog è che puoi riciclare i vecchi post
Svolgimento
(rivisto, corretto e dekappizzato)
"prospettando l'incauta profilassi mnemonica, il substrato incognito brandisce, irridendo i latrati intrinseci che adducono gli autunni all'estasi"
Questa ‘perla’ me la fece leggere una persona che conoscevo tempo fa, ed io la conservo da allora perché trovo che sia una chicca sfolgorante su un certo uso dell'italiano.
Spesso ci lasciamo "intimorire" dal parlare aulico di certe persone, dal riverbero di paroloni e dal suono “difficile” di frasi che ci incutono riverenza aldilà del loro significato, per il fatto stesso che non capiamo quale arcano messaggio si celi dietro cotanto “bel parlare”.
Certo è che di gente che stupra l’italiano ne esiste parecchia, ma questa frase mi è cara proprio perché dimostra brillantemente che a volte anche usando parole importanti, e costruendo una sintassi non semplice ma corretta, non significa che non si stiano comunque dicendo fregnacce, e se non riusciamo a capire è solo perché, come in questo caso, non c'è proprio un bel niente da capire.
Power of suggestion…
La musica enfatizza le parole,
o sono le parole che danno
maggior vigore alla musica?
“Esiste una storia nella vita di tutti gli uomini” recitava Shakespeare.
La mia storia è indissolubilmente legata alla città di Arezzo; è la città che ha segnato il mio passaggio all’età adulta. E’ la città che ha segnato il mio passaggio all’autonomia. E’ Arezzo, la madre della persona che sono oggi. Degli amori che moriranno solo quando morirò io.
Arezzo è la città che ha fatto da palcoscenico alla mia vita nei momenti cruciali, quelli veramente indimenticabili, quelli che più sento somiglianti a me. Quelli che attraverso di lei io non perderò mai. I vicoli, il brusio di fondo, il folclore, le fiere, i costumi, le voci.
Arezzo è la mia visione più concreta, il mio tempio di forza. Arezzo mi ricorda chi sono, mi rincuora, mi conforta, mi abbraccia. Mi ama. Ed io amo lei. E’ la mia migliore amica, Arezzo, quella che se anche tutto crollasse, lei sarà li per me. Sempre. E’ il mio grande amore Arezzo, quello che potrebbe esplodere il mondo, ma lei sarebbe sempre forte e brillante. E’ la parte migliore di me Arezzo.
L’inizio, il baratro, il rifugio, il porto sicuro. La mia casa immaginaria e reale.
Distruggete il mondo, bruciate le case, profanate le tombe.
Arezzo custodirà la mia essenza.
Per sempre.
L’era della comunicazione via internet ci ha modificati, è sotto gli occhi di tutti: gli approcci sessuali, gli scambi confidenziali, perfino il rapporto con noi stessi, in certi casi, cambia.
Le chat, i forum, i vari messenger, i blog, i social network tutti, e le dinamiche ad essi collegate, si sono infrante come onde distruttive sul nostro secolare patrimonio comunicativo, ci hanno proiettato verso nuove simbologie, nuovi codici, nuove etichette, regole, linguaggi abitudini …
Ci parliamo da una parte all’altra del mondo come fossimo seduti alla stessa tavola o distesi nello stesso letto, ci guardiamo negli occhi da posti distanti chilometri; vogliamo ridere? Vogliamo comunicare tristezza? Stizza? Rabbia? Amore? Dubbi? Incertezze? Perplessità? C’è un’emoticon per ogni evenienza, e non ci sentiamo più neanche tanto stupidi a scrivere un “ahahaha”, un LOL, un “Rotfl”, un “asd” e chi più ne ha più ne metta.
Una vera rivoluzione che agisce nell’ambito dei rapporti umani, insomma, con gli altri, ma anche con se stessi in fatto di espressione da un punto di vista qualitativo, nel doppio significato di qualità =” modo di”, e qualità = ”spessore di”, perché diciamolo, senza metterci la faccia è tutto più facile fin dai tempi in cui si mollava il moroso per telefono piuttosto che di persona.
Ora, di tutti questi strabilianti strumenti offerti da mamma “tecnologia web2.0”, e credo di averne sperimentata una buona quota, ce n’è solo uno che non mi si confà ancora del tutto: il Twitter. E vi spiego anche perché: passi il fatto che tra gli iscritti ci siano persone che, con una frequenza che oserei definire ad intermittenza, tipo lucine di natale per intenderci, ti tengono informato su tutto, ma davvero tutto quello che stanno facendo; esempio: pincopalla si sta vestendo; pincopalla si sta mettendo le scarpe; pincopalla si sta allacciando le scarpe; pincopalla ha fatto male il fiocco quindi slaccia le scarpe; pincopalla si riallaccia le scarpe; pincopalla osserva il nuovo fiocco; pincopalla è contento dell’allacciatura delle stringhe; pincopalla slega e riallaccia anche l’altra scarpa per farla uguale.. e così via, fino a che pincopalla non annoda l’ultimo laccio della sua giornata, che tu speri sia un cappio. Dicevo, passi questo uso ossessivo compulsivo, che del resto non è un fatto nuovo ed è riscontrabile, mediamente, anche nell’uso di altri strumenti; ma c’è una cosa, su tutte, che proprio non riesco a metabolizzare: l’uso imposto, pare dalla “twitter-netiquette”, della terza persona. La terza persona per parlare di me. Ecco, io ad usare la terza persona quando parlo di me non ci riesco. Funziona bene nelle chat, la simulazione della terza persona, (il comando /me action, per intenderci), perché spezza un discorso, si frappone enfaticamente, è funzionale a rendere meglio una battuta in un determinato contesto e soprattutto è occasionale; ma parlare in terza persona, indiscriminatamente, a prescindere, sempre e comunque, no, non mi riesce!!
IO, che proprio grazie a questa nuova forma di comunicazione sono finalmente libera di dar libero sfogo al mio EGO smisurato; IO, che anche si trattasse di un mio idolo intellettuale, ucciderei se lo sentissi riferirsi a sé come fosse un altro; IO che quando esprimo il più cretino dei concetti un po’ per correttezza, ed anche, diciamolo, un po’ per compiacenza, non mi esonero mai dall’uso del “secondo ME”; IO che parlerei tutt’al più usando il NOI, per riferirmi a ME STESSA; IO; A ME; MI. E' una questione di coerenza, cribbio.
ohhhh… adesso che si è sfogata, teiluj vi saluta e vi augura la buonanotte (…)
La domenica è un giorno un po’ strano: benché finalmente liberi dagli impegni settimanali, grava per tutto il tempo, come un macigno sulla noce del collo, il pensiero del lunedi alle porte, per altro, con l’alto rischio che questa assurda distrazione comprometta anzi tempo l’umore; ché lunedi non è mica oggi.. perché pensarci?
Ebbene, generosa e amorevole sì come sono, ho ragionato a lungo su questa triste condizione che attanaglia, presumibilmente, una discreta percentuale di lettori, e ho al fin deciso che mio dovere di blogger è anche prendermi cura dei vostri umori, perché vi voglio felici, sereni, possibilmente euforici.
Eccovi dunque la ricetta della felicità domenicale. Se ne consiglia l’uso prolungato:
You are the first, the last, my everything – Barry White;
Crazy – Gnarls Barkley;
Walkin’ on the sun – Smash Mouth;
Grace Kelly – Mika;
Feel good inc – Gorillaz;
Get Off – The Dandy Warhols;
Soul Bossa Nova – Quncy Jones;
Misirlou – Dick Dale;
Per risultati ottimali alzare il volume delle casse.
Se state ancheggiando sulla sedia, la cura ha fatto effetto.
Se non vi scappa nemmeno un accennato dondolio, forse dovreste rivedere qualcosa nella vostra vita!
(AGI) - Roma, 14 feb. - Serve il numero chiuso all'università - dice Pieferdinando Casini - parlando durante la trasmissione di Santoro, Annozero - perché la selezione e il merito danno più opportunità ai giovani".
Ecco, quello che mi domando è: più opportunità per quali giovani? Quelli che riuscirebbero ad entrare comunque grazie a parentele illustri, o quelli che invece resterebbero fuori a prescindere?
Direttamente dal mio cellulare:
“Buon San Valentino tesoro! Mi manchi!”
“Anche tu mi manchi! Buon San Valentino anche a te amoruccio"
Ecco uno dei tanti vantaggi dell'essere donna: poter scambiare con la tua migliore amica messaggi del genere senza essere considerata lesbica
Son due giorni che, a causa del ping-pong di influenza che stiamo giocando, io e il mio Lui trascorriamo tutto il tempo in casa insieme. Facciamo tutto insieme: ci misuriamo la febbre, guardiamo C.S.I., mangiamo, ci misuriamo la febbre, ci accoccoliamo sul divano, ci misuriamo la febbre, parliamo, ridiamo, stiamo in silenzio. Ieri mattina dopo esser passata in farmacia per far rifornimento di sciroppo e aspirina mi sono anche fatta un regalo: ho preso un caffè e un cornetto al bar per lui, che era ancora a letto. Per me è bellissimo tutto ciò, tanto che proprio ieri sera, a fine giornata, a letto accanto a lui, pensavo.
Si, pensavo, punto.
Come sarebbe a dire la frase è incompiuta?!
Ho detto che “pensavo”. Mi pare già un ottimo traguardo, no?
(e mica posso sempre dirvi tutto...)
Avete mezz’ora di tempo?
Mezz’ora si, minuto più minuto meno, perché quello che vi propongo stasera non è il solito post “cazzone” alla Teiluj, no.
Quello che vi propongo (o propino, fate vobis) sono 26 minuti di musica; non una musica qualsiasi, no no, niente Daniele, Battisti, Lorenzo, le urla di Prince, i Police .. (Sto citando Silvestri, i fan più accaniti l’avranno capito, MA).. la citazione è casuale, direi estemporanea, arriva per un pura assonanza, nulla di più, perché in realtà non è nemmeno di lui che sto parlando..no..
Calma, non abbiate fretta di capire.. andiamo per gradi:
E’ sera, la città dorme.. notte fonda sarebbe ancora meglio. Avete vicino i vostri pensieri, il tepore dell’intimità con voi stessi, e davanti agli occhi Mandy: carina eh? Solare.. avvolgente.. rilassante.
Non ridete, non scherzo. E non aspettatevi la battutona finale.
Ve l’ho già detto.
Non ci sarà.
Ci siete solo voi.. le vostre cuffie (è tardi.. non vorremmo svegliare nessuno per la musica troppo alta) e questo magnifico pezzo.. Ecco, mettetevi comodi, chiudete gli occhi.. alzate il volume in cuffia, e lasciatevi catturare..
"Keith Jarrett
The Köln Concert
part I"
(clicca)
Come avrete capito dal bannerino prontamente esposto in alto nella barra a sinistra, ho vinto gli z-awards. “E lo dici così?” direte voi. E lo dico così si, rispondo io, perché in realtà non ho proprio vinto, sono arrivata terza. “E ti pare poco?” direte voi. E mi pare che non ho esattamente vinto, dico io, saputelli che non siete altro! Cioè, ok, ho avuto 80 voti sui 352 espressi per la mia categoria, 4 di scarto dal secondo e 13 dal primo, mentre il quarto posto conta la metà dei miei, però sono arrivata terza, e quando uno vince arriva primo! Dunque io ho quasi vinto, per cui sono quasi soddisfatta, e non pienamente soddisfatta, diciamolo. Che se uno concorre per vincere ambisce al primo posto, se è ambizioso, mica dice “speriamo che arrivo terzo”; avete mai sentito dire a qualcuno “speriamo che arrivo terzo”? Ecco, nemmeno io!
Comunque, un grazie enorme lo devo a tutti quelli che mi hanno votato, che meritano di essere citati uno per uno. Tutti e ottanta:
mamma, papà, zio Mario, zia Antonella, zio Mimmo, zio Paolo, zia Rosa, zia Anna, zia Concetta, zio Ernestino, zia Luisa, zia Gemma, zia Franca, zio Pino, zia Marisa, zia Liliana, zio Elio, zio Antonio, zio Gianni, zia Pina, zio Mauro, zia Letizia, zio Fortunato;
i miei cugini: Simone, Serena, Massimo, Alessandro, Stefano, Carla, Laura, Annalisa, Matteo, Gabriele, Rosario, Lucrezia, Sara, Ilaria, Giulia, Daniele, Rosalba, Francesca, Barbara, Giacomo, Gaia, Daniela, Pamela, Paola, Paolo;
i miei vicini di casa, che mi hanno prestato la connessione internet perché potessi votarmi da sola con un ip diverso: la signora Clara del primo piano, i coniugi Bianchini del secondo, la vedova Maria del terzo, il signor Leonardo del quinto e la portinaia, Domenica;
mio cognato Andrea e i 20 della sua squadra di calcio giovanile (che non cito perché minorenni), spontaneamente sottomessa;
Luigi il fornaio, Roberto il salumiere, Annibale il macellaio, Piero il postino, Ferdinando l’idraulico, Daniele il parrucchiere, Cristina, Luana e Carmen del centro estetico;
e infine i miei fratelli: Davide, Umberto e Marco.
Poi fece notte
due sedie di legno
sulla luna
sulle sedie
loro due
scalzi
l’uno di fronte all’altra
toccandosi appena
gli alluci.
Erotica - Ghiannis Ritsos
Niente, è che ho preso l'influenza. Di nuovo. Per la terza volta.
Leggo poesie per sedare la voglia assassina che sento ad ogni crampo allo stomaco.
C'è un esorcista in sala?
mi accontenterei anche di un medico..
E' che a me, l'attesa mi stressa...

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